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13/03/12
Rétro: una definizione provvisoria del concetto
L’intersezione tra cultura di massa e memoria personale è l’epicentro del rétro. E dunque proviamo a formulare una definizione provvisoria del concetto, per distinguerlo da altre modalità di rapporto con il passato:
(1) Oggetto del rétro è il passato relativamente recente, quello che possiamo ricordarci in prima persona.
(2) Il rétro coinvolge un elemento di ricostruzione precisa: l’immediata disponibilità della documentazione d’archivio (fotografie, video, registrazioni musicali, internet) consente di riprodurre esattamente il vecchio stile, si tratti di un genere musicale, grafico o di moda. Di conseguenza, lo spazio per il fraintendimento creativo del passato – le distorsioni e mutazioni tipiche di culti dell’antichità quali l’architettura neogotica, per esempio – si riduce.
(3) Il rétro coinvolge i prodotti della cultura popolare. Questo lo differenzia da precedenti forme di revival che, come sottolineato dallo storico Raphael Samuel, si fondavano sulla cultura alta e nascevano dai gradini superiori della società, gli esteti e gli antiquari aristocratici dediti al collezionismo più raffinato ed esclusivo. Il terreno di caccia rétro non è la casa d’aste o l’antiquario, ma il mercatino delle pulci, la vendita di articoli usati per beneficenza, il rigattiere.
(4) Un’ultima caratteristica della sensibilità rétro è la tendenza a non idealizzare né sentimentalizzare il passato, ma a cercarvi una fonte di divertimento e fascinazione. Tutt’altro che erudito e puristico, è un approccio ironico ed eclettico. Per citare Samuel, «il retrochic fa del passato un balocco», una giocosità legata al fatto che in realtà il rétro è più concentrato sul presente che sul passato che mostra di venerare e rinnovare. Il passato è sfruttato come archivio di materiali dai quali estrarre un capitale subculturale (la hipness, in altre parole) tramite il riciclaggio e la ricombinazione: il bricolage del bric-à-brac musicale.
Quali sono le origini della parola «rétro»? Secondo Elizabeth Guffey, storica del design, il termine entrò nel lessico comune nei primi anni sessanta sull’onda dell’era spaziale. I retrorazzi esercitavano una spinta inversa, rallentando la propulsione delle astronavi. L’inquadramento del «rétro» nell’era dello sputnik e della corsa allo spazio si presta a un’analogia seducente: il rétro come corrispettivo culturale della «spinta inversa», dove la nostalgia e il revivalismo anni settanta erano una reazione alla vigorosa propulsione verso lo «spazio cosmico» dei sessanta.
Per quanto attraente sia l’ipotesi, è più probabile che «rétro» fosse entrato in uso in quanto prefisso separato da «retrospezione», «retrogrado», «retroguardia» e simili. I termini che cominciano con «retro» tendono ad avere una connotazione negativa, mentre «pro» rimanda a parole come «progresso». In quanto tale, «rétro» è quasi una parolaccia: in pochi amano esservi associati. L’esempio più bizzarro è la tragica storia di Donald Cameron, gestore di un pub di Birmingham, che si suicidò nel 1998 quando la Bass Brewery, proprietaria del locale, decise di trasformarlo in un pub rétro chiamato Flares. Durante l’inchiesta, l’ex moglie Carol spiegò che l’umiliante prospettiva di dover «indossare una tenuta anni settanta con tanto di parrucca» aveva gettato Cameron nella disperazione. «Era convinto di non poter più risolvere i problemi al pub. La gente avrebbe riso di lui perché era ridicolo.» Qualche giorno dopo essere stato ripreso dai capi della Bass perché si ostinava a presentarsi al lavoro con un impeccabile completo giacca e cravatta anni novanta, il trentanovenne padre di due figli si asfissiò nell’auto.
Simon Reynolds, Retromania, pp. xxix-xxxi
28/02/12
Retromania e gli Anni Zero
Un articolo molto interessante che parte dalla lettura del libro Retromania di Simon Reynolds per riflettere a 360 gradi sulla musica degli anni Zero. Eccone una piccola citazione:
Con quello che dice Reynolds concordo in parte, perché all’inizio degli anni Zero almeno uno stimolo di rinnovamento c’era stato. Il culmine fu nel 2003, quando uscirono diversi album di qualità che poi hanno segnato la musica indipendente e alternativa negli anni a venire. Ma il loro impatto si è limitato a questo, non trovando la forza di creare un trend mainstream. Tra le cose uscite quell’anno i primi nomi che mi vengono in mente sono De-loused in the Comatorium dei Mars Volta, Effloresce degli Oceansize, The Vertigo of Bliss dei Biffy Clyro, l’omonimo esordio dei The Fall of Troy, In Keeping Secrets of Silent Earth: 3 dei Coheed & Cambria, Did You Know People Can Fly? dei Kaddisfly, Sleep and Release degli Aereogramme e Choirs of the Eye dei Kayo Dot. Poi le uscite di qualità si sono via via diradate, hanno preso il sopravvento i sopravvalutati Muse e Coldplay, lo pseudo avant-rock dei Radiohead, il “nuovo corso” dei Porcupine Tree ed è andato tutto in vacca. Dalla metà del decennio in poi un effettivo appiattimento c’è stato. Ed è qui che concordo con Reynolds. Gli ultimi 2-3 anni poi, con uscite sempre più inconsistenti, sono stati drammatici. Tanto che sono scivolati via senza portarsi dietro nessun capolavoro, o al limite qualcosa su cui poter riporre un’indicazione per il futuro della musica. E l’inizio di questi anni ‘10 non accenna a nessun sussulto.
27/01/12
Direzione senza direzione
In tono non necessariamente allarmistico o polemico, di recente Paul Morley ha parlato della «direzione senza direzione» imboccata dalla musica moderna. Applicato alla cultura, il termine «direzione» suggerisce l’esistenza di una traiettoria lineare e progressiva.
Musicalmente parlando, è un punto di vista sempre meno difendibile. Oggigiorno, il movimento nella cultura somiglia più alla ghiera dell’iPod. Nel migliore dei casi, si può essere «progressivi» nel senso di «in anticipo sulla moda»: il cambiamento introduce una differenza che rompe con il passato immediato, ma non costituisce un progresso in quanto tale.
Poiché la storia della musica ci viene offerta come un banchetto atemporale di suoni di ogni epoca accessibili al pari della musica attuale, il tasso di passato nel presente è aumentato drasticamente.
Questa spazializzazione del tempo, però, annulla la profondità temporale; il contesto o significato originario nella musica diventa irrilevante e difficile da recuperare. La musica si fa materiale da usare a piacimento in quanto ascoltatori o artisti. Perdendo la distanza, il passato perde inesorabilmente parte del mistero e della magia.
In queste circostanze, il revivalismo diventa completamente diverso da ciò che era per movimenti di fan come il northern soul e il garage-punk. Un tempo il revivalismo scaturiva da un connubio di angoscia e rispetto: i discepoli erano davvero convinti che la musica del passato fosse migliore, e volevano tornare indietro nel tempo. Ma era anche una reazione al presente, un netto rifiuto di specifici aspetti del mondo moderno. Che i revival musicali dicano più del presente che del passato è ormai lapalissiano. Il fatto è che i revival di oggi dicono poco non solo del passato, ma anche del presente.
È questo a stupire nella musica degli ultimi dieci anni: la mancanza di affetto, e più ancora di nostalgia, con cui tanti artisti sembrano rivisitare i vecchi stili.
Mentre il passato non è più «perduto» grazie all’accesso totale della digicultura, il futuro (e con esso il futurismo e la futuristicità) non ha più la carica di un tempo. La mia inchiesta del tutto ascientifica – sondare le opinioni di mio figlio undicenne e della babysitter ventenne di mia figlia – conferma l’impressione di William Gibson sulla nuova generazione: il Futuro con la f maiuscola è un argomento
al quale sono totalmente disinteressati e a cui non pensano quasi mai. La voglia di evadere dal qui e ora e dall’insipida quotidianità di periferia non è meno forte, ma viene soddisfatta con la fantasia (lo spaventoso successo di romanzi e film a tema magico, vampiresco, stregonesco e soprannaturale) e la tecnologia digitale. Cosa gliene frega a mio figlio di come sarà il mondo nel 2028 quando oggi, anche se ci siamo appena trasferiti in California, può frequentare gli amici di New York nel cyberspazio?
Simon Reynolds, Retromania, pp. 427-428
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08/01/12
Retromania su Ondarock
Dopo aver trascorso un paio di decenni a scrivere formidabili e lungimiranti articoli, Simon Reynolds si è imposto all'attenzione mondiale grazie alla brillante idea di raccoglierli in libri che si sono trasformati in imperdibili cult, aggiudicandosi il ruolo di più accreditato successore di Lester Bangs nel gotha dei critici musicali.
In "Energy Flash", "Post Punk" e "Hip Hop Rock" ha tracciato analisi e riflessioni allargate alle evoluzioni contemporanee della società, della moda, del costume, della politica, delle letteratura e del cinema.
Oggi un suo nuovo libro è atteso tanto quanto il nuovo album di una delle band che pone sotto la lente d'ingrandimento, una star avente lo stesso pregio dei personaggi raccontati o intervistati nei propri elaborati.
"Retromania" è il suo personale viaggio all'interno dell'ossessione per il passato che attanaglia ogni generazione, ma soprattutto la nostra epoca.
Tutto parte dal "mal d'archivio", dalla tendenza a "musealizzare", quel delirio iper-documentale innescato dalla tecnologia digitale, generatrice di una vera e propria epidemia di ricordi.
La presenza del passato nella nostra vita è aumentata in modo insidioso: da un'economia culturale fondata sulla penuria e la dilazione, nel giro di pochi anni siamo stati catapultati in una realtà iper affollata, nella quale l'eccesso di stimoli reclama attenzione e tempo.
La recensione continua su ONDAROCK
30/11/11
Musica e memoria nell’era di YouTube
Osservando YouTube da un punto di vista prettamente musicale, sono due gli aspetti che più sorprendono di questo nuovo mezzo di (post-)trasmissione. Il primo è il fatto che YouTube sia diventato una miniera di apparizioni televisive e filmati rarissimi un tempo gelosamente conservati e scambiati dai fan più accaniti. Tramite gli annunci sulle ultime pagine di Goldmine o Record Collector e le comunicazioni via fanzine o posta, i fan barattavano o vendevano le videocassette, copiate e ricopiate tante volte che l’immagine di Elvis o Bowie era ormai così distorta da essere quasi irriconoscibile. Oggi è tutto su YouTube, a disposizione gratuita di chi abbia voglia di cliccare.
Se penso a quanto mi sarebbe tornato utile mentre scrivevo Post-punk 1978-1984 (terminato circa diciotto mesi prima del lancio di YouTube, nell’inverno del 2005), le emozioni sono contrastanti: una frustrazione retrospettiva bilanciata da uno strano senso di sollievo. Sarebbe stata una risorsa eccezionale, ma con quanta facilità avrei potuto perdermi negli innumerevoli clip dal vivo, nei vecchi video e negli spezzoni televisivi.
L’altra evoluzione davvero interessante nell’ottica musicale è il modo in cui i fan hanno trasformato ampie regioni di questo videoarchivio in un semplice catalogo di documenti audio, caricando brani accompagnati da figure astratte in movimento stile screen-saver o immagini fisse (in molti casi una semplice istantanea della copertina del disco o dell’etichetta, oppure una ripresa sgranata del disco che gira sul piatto). Interi album vengono messi su YouTube, con la stessa immagine generica e casuale a fare da sfondo a tutte le canzoni. La combinazione di video musicali e file audio ha fatto di YouTube una biblioteca pubblica del suono registrato (per quanto disorganizzata e caotica, con poche lacune ma piena di ripetizioni e «copie danneggiate»). Si può persino «prendere in prestito» senza restituire, utilizzando programmi come Dirpy per convertire i video in mp3.
YouTube è molto più facile da consultare della mia enorme e disordinata collezione di dischi. Mi è addirittura capitato di scaricare dal web album che avevo già per evitare la fatica di mettermi a cercare negli scatoloni. E chi se ne importa se la qualità sonora del cd e del vinile è decisamente superiore: chi ha fretta si accontenta dell’mp3 (nel mio caso di solito ho bisogno di controllare qualche dettaglio specifico, di fatto trattando la musica come banca dati e non più come esperienza sonora coinvolgente). Lo stesso YouTube è un esempio di questo genere di compromesso tra qualità e convenienza, tipico della cultura digitale. «La qualità audio-video è pessima» osserva Hilderbrand, sottolineando come la definizione che appare tollerabile nella piccola finestra riveli tutta la pochezza della bassa risoluzione in modalità «schermo». Ma proprio come gli ascoltatori hanno accettato il sound esile e «inferiore» dell’mp3 grazie alla compattezza e alla facilità di scambio, nessuno sembra preoccuparsi della fedeltà ridotta della visione via computer (per giunta proprio mentre la tecnologia si muove in direzione contraria con la tv in alta definizione, gli impianti home-theatre in surround 5.0, i film in 3D e via dicendo).
In compenso, l’archivio online ci offre una possibilità d’accesso, un volume e una varietà ampiamente superiori in termini di quantità, se non di qualità. Abbiamo inoltre a disposizione il controllo della durata sotto il video, il che ci consente di trascinare rapidamente la barra di scorrimento fino al momento chiave del filmato (o della canzone). YouTube è un contenitore di stralci fondato sulla frammentazione di narrazioni più lunghe (il programma, il film, l’album), ma questa funzione ci incoraggia, in quanto spettatori, a scindere gli spezzoni culturali in unità ancora più piccole, erodendo insidiosamente la nostra capacità di concentrazione e la nostra volontà di lasciare che le esperienze si dischiudano. Ma è internet in quanto tale a rendere più fragile e incostante il nostro senso della temporalità: piluccando i dati senza posa, saltelliamo nervosamente qui e là in cerca del prossimo zuccherino istantaneo. YouTube incoraggia questa deriva per mezzo della barra laterale, l’elenco dei video ritenuti – spesso in virtù di una logica contorta – affini a quello che stiamo guardando. È difficile non cedere a una modalità di osservazione distratta e distaccata, a metà tra il navigare e lo zapping (se non fosse che il canale è sempre lo stesso, YouTube, ormai diventato una regione dell’impero di Google, che lo acquistò nell’ottobre 2006). Questa fuga a zigzag non collega solo un artista all’altro e un genere all’altro, ma è anche un viaggio nel tempo: i video- prodotti delle varie epoche sono mescolati indiscriminatamente e inseriti in un reticolo di link incrociati.
Simon Reynolds, Retromania, p. 89-91
18/11/11
I 50 dischi dei noughties secondo Simon Reynolds
Signor Hulot riprende, cogliendo l'occasione per commentarla, la classifica dei 50 dischi degli anni zero che Reynolds ha pubblicato tempo fa sul suo imperdibile Blissblog.
Allora, cosa colpisce in questa classifica? Per prima cosa, Reynolds salta a piè pari tutta la linea indie e post-indie che rappresenta invece la colonna portante delle charts di autorevoli siti e riviste quali Pitchfork, Stylus e Inrockuptibles. Quindi niente Strokes, White Stripes e Arcade Fire, nessuna forma di retromania e revival garage, blues o punk. Mancano anche i baluardi dell'Americana indie, da Sufjan Stevens ai Midlake, dai Grizzly Bear agli Shins. Non ci sono nemmeno i paladini del nuovo rock evoluto ed enciclopedico, alla Tv On the Radio o i raffinati rivisitatori della tradizione come i Wilco. Out anche le trovate etnico-danzanti di M.I.A., il post rock fuori tempo massimo dei Sigur Rós (Reynolds se lo può permettere, dato che com'è noto di post-rock è stato il primo a parlare) o mostri sacri un po' ibernati quali Bjork e Beck.
Reynolds prova invece a fare una lista davvero non scontata, con alcune inclusioni che mettono tutti d'accordo (Discovery dei Daft Punk, i Radiohead di Kid A, The Blueprint di Jay Z), alcuni inserimenti di giovani artisti capaci di sposare qualità e trend (Joanna Newsom, Dirty Projectors, Arctic Monkeys e Vampire Weekend), personaggi di culto mai abbastanza celebrati (l'immenso J Dilla, le geniali electro-dadaiste Blectum from Blechdom, con ben due dischi a testa). Ci sono poi presenze che dimostrano l'assoluta mancanza di pregiudizi di SR, come quelle del progetto afrobeateggiante di Damon Albarn The Good The Bad and The Queen, di Kanye West e di Lily Allen. Poi, e qua viene l'interessante, ci sono un po' di scelte nette dettate dal gusto e dalla competenza: parecchia hauntology, con Belbury Poly, Focus Group, Moon Wiring Club & co. Un po' di esponenti dell'hardcore continuum, dal golden boy del grime Dizzee Rascal a Burial e Zomby. Sugli scudi Ariel Pink, cioè il profeta hypnagogico ante litteram, assieme ai suoi sodali inneggianti, gli Animal Collective, che stanno fuori dalle prime posizioni, ma considerando anche Panda Bear e il disco Danse Manatee, uscito col nome dei singoli membri, arrivano a tre presenze in classifica. E infine un paio di scommesse su gruppi che continuano a rimanere molto di nicchia, ma che Reynolds sostiene senza paura, come i dirompenti Micachu & The Shapes (da ascoltare anche l'incredibile disco di quest'anno con la London Sinfonietta) e i Black Moth Super Rainbow. Insomma, indipendenza di giudizio e ampiezza di vedute, cosa chiedere di più a un critico?
PS: Una spiegazione per The Streets in una "classe a sè stante": Reynolds si era dimenticato di inserirlo, forse influenzato dal netto declino qualitativo seguito ai primi due dischi di Mike Skinner, ma la statura di Original Pirate Material è tale da meritare una presenza incontestabile.
1 Ariel Pink's Haunted Graffiti - The Doldrums
2 Dizzee Rascal - Boy In Da Corner
3 Vampire Weekend - s/t
4 The Focus Group - Hey Let Loose Your Love
5 Daft Punk - Discovery
6 Various Artists - Run the Road
7 Ariel Pink's Haunted Graffiti - Worn Copy
8 Belbury Poly - The Willows
9 The Good The Bad and the Queen - s/t
10 Scritti Politti - White Bread Black Beer
11 Radiohead - Kid A
12 Mordant Music - Dead Air
13 The Advisory Circle - Other Channels
14 Black Moth Super Rainbow -- Dandelion Gum
15 Burial- s/t
16 Micachu and the Shapes -- Jewellery
17 Jay-Z - The Blueprint
18 Moon Wiring Club - An Audience of Art Deco Eyes
19 Arctic Monkeys - Whatever People Say I Am, That's What I'm Not
20 Blectum from Blechdom - Haus De Snaus
21 Panda Bear - Person Pitch
22 Kanye West - The College Dropout
23 Isolee - Rest
24 The Avalanches - Since I Left You
25 Joanna Newsom - Ys
26 Hot Chip - Coming On Strong
27 The Dirty Projectors -- Bitte Orca
28 Terror Danjah - Gremlinz
29 J Dilla - The Shining
30 Lady Sovereign - Public Warning
31 Zomby - s/t
32 Portishead - Third
33 Villalobos - Alcachofa
34 J Dilla - Donuts
35 Blectum from Blechdom - The Messy Jesse Fiesta
36 Dolphins Into the Future - Mountains Saturnus
37 Animal Collective - Here Comes the Indian
38 Pulp - We Love Life
39 Cannibal Ox - Cold Vein
40 Sally Shapiro - Disco Romance
41 Clipse - Lord Willin'
42 Lily Allen - Alright Still
43 Kanye West - 808s & Heartbreak
44 High Places - s/t
45 Infinite Livez - Bush Meat
46 Pitman - It Takes a Nation of Tossers
47 Juana Molina - Son
48 Gang Gang Dance - Saint Dymphna
49 Avey Tare, Panda Bear & Geologist - Danse Manatee
50 Boards of Canada - Geogaddi
2 Dizzee Rascal - Boy In Da Corner
3 Vampire Weekend - s/t
4 The Focus Group - Hey Let Loose Your Love
5 Daft Punk - Discovery
6 Various Artists - Run the Road
7 Ariel Pink's Haunted Graffiti - Worn Copy
8 Belbury Poly - The Willows
9 The Good The Bad and the Queen - s/t
10 Scritti Politti - White Bread Black Beer
11 Radiohead - Kid A
12 Mordant Music - Dead Air
13 The Advisory Circle - Other Channels
14 Black Moth Super Rainbow -- Dandelion Gum
15 Burial- s/t
16 Micachu and the Shapes -- Jewellery
17 Jay-Z - The Blueprint
18 Moon Wiring Club - An Audience of Art Deco Eyes
19 Arctic Monkeys - Whatever People Say I Am, That's What I'm Not
20 Blectum from Blechdom - Haus De Snaus
21 Panda Bear - Person Pitch
22 Kanye West - The College Dropout
23 Isolee - Rest
24 The Avalanches - Since I Left You
25 Joanna Newsom - Ys
26 Hot Chip - Coming On Strong
27 The Dirty Projectors -- Bitte Orca
28 Terror Danjah - Gremlinz
29 J Dilla - The Shining
30 Lady Sovereign - Public Warning
31 Zomby - s/t
32 Portishead - Third
33 Villalobos - Alcachofa
34 J Dilla - Donuts
35 Blectum from Blechdom - The Messy Jesse Fiesta
36 Dolphins Into the Future - Mountains Saturnus
37 Animal Collective - Here Comes the Indian
38 Pulp - We Love Life
39 Cannibal Ox - Cold Vein
40 Sally Shapiro - Disco Romance
41 Clipse - Lord Willin'
42 Lily Allen - Alright Still
43 Kanye West - 808s & Heartbreak
44 High Places - s/t
45 Infinite Livez - Bush Meat
46 Pitman - It Takes a Nation of Tossers
47 Juana Molina - Son
48 Gang Gang Dance - Saint Dymphna
49 Avey Tare, Panda Bear & Geologist - Danse Manatee
50 Boards of Canada - Geogaddi
PREMIO SPECIALE "IN UNA CLASSE A SE STANTE"
The Streets - Original Pirate Material
15/11/11
Elogio di Giorgio Moroder
In effetti Moroder manca, in Retromania. Reynolds però l'ha citato nell'intervista che gli abbiamo fatto, e poi ci ha pensato Signor Hulot a scriverne con grande competenza, con un paio di video niente male presi da YouTube.
***
Il baffuto di Ortisei, oltre ad aver praticamente inventato l'electro-pop con la sua versione sintetica della musica disco (la pietra miliare è naturalmente la multiorgasmica I Feel Love cantata da Donna Summer), ha lanciato uno dei pochi generi che vedono un apporto originale dell'Italia alla musica dance e pop, cioè l'Euro-Disco, con la successiva incarnazione Italo, ovviamente. Reynolds, che di Moroder parla in qualche passaggio di Energy Flash, lo colloca in questo senso tra i precursori della House di Chicago. Poi, non contento, il genio tirolese ha compiuto formidabili scorribande a hollywood, incidendo a forza il suo nome in molti momenti ormai infiltrati nell'immaginario collettivo: basta pensare a Richard Gere in completo Armani che corre per le strade di LA sulla sua spider nera, all'inizio di American Gigolo, con "Call Me" dei Blondie (prodotta e in parte scritta da Moroder) che accompagna i titoli di testa; oppure a un assoluto gioiello di esagerazione hollywoodiana come "Take My Breath Away" suonata dai Berlin: piena estetica ottanta quella di Top Gun, ma quantomai attualissima con le riattivazioni hypnagogiche e Chill Wave del verbo sintetico e delle visioni eighties.
Per descrivere la sua musica mi viene da pensare a dei Kraftwerk cafoni e ipersessuati, con un immaginario che sta tra Scarface di De Palma e l'Ispettore Derrick, una perfetta fusione di sensi e suoni artificiali, camicie con colletti enormi e collane d'oro in mezzo a cristalline melodie elettroniche, come suggerito dall'intreccio di vocoderismi, quattro quarti disco, scale sintetizzate, melodie tirolesi e vocine maliziose della esageratissima "From Here to Eternity" del 1977, talmente piantata nel suo tempo da poter essere un pezzo di due giorni fa. O penso all'altro gioiello del periodo, quella "E=MC2" (con tanto di "Thank You, Albert" finale) che pare un'anticipazione dei Daft Punk di Discovery. Certo, il nostro, da buon artista totale, non ha mai rifiutato di confrontarsi con momenti di terrificante kitsch nazional-popolare (vi dice niente "Notti magiche, inseguendo un gol..."?), ma questo contribuisce in un certo senso alla sua statura di icona culturale assoluta. E fuori da ogni retorica vintage, il tema di Fuga di mezzanotte è un capolavoro inarrivabile del pop elettronico e della musica da film, e basterebbe questo per far rimanere nella storia (nella leggenda c'è già) il signor Giorgio Moroder.31/10/11
Economia e politica del sample #1
Nuovo post del Signor Hulot, questa volta alle prese con il tema dei sample e della lettura che ne fa Simon Reynolds in Retromania:
Il tema più esplicitamente politico del libro viene fuori proprio nell'ultima parte di Retromania, con la critica del concetto di sample (o meglio, la critica dell'elogio indiscriminato del sample come momento di liberazione dalle strettoie della musica suonata) in relazione alla gentrification. Il termine viene utilizzato in ambito sociologico e urbanistico per descrivere un fenomeno molto specifico: i bianchi arrivano nelle zone residenziali in cui vivevano i neri e questi vanno via, come nel gioco dei quartieri delle grandi città che diventano a turno zone bene o zone male a seconda che ci vivano bianchi (o la borghesia nera) oppure neri e working class. In generale, è un fenomeno per cui una classe più abbiente acquisisce beni di una classe meno abbiente a basso prezzo in zone squalificate, per poi riqualificarle facendo salire il prezzo (e allontanando in questo modo gli abitanti originari). Specchio perfetto di questo fenomeno è un certo tipo di trip-hop che, dopo essere stato la musica delle crew di Bristol, è diventato poi qualcosa di pericolosamente simile a una musica lounge per gli anni novanta, cocktail music da ascoltare in sottofondo mentre si prende un mojito (un po' come l'acid jazz), magari poco prima di andare a ballare in spiaggia. Da musica da strada a musica per party dei ragazzini bene. Questa deriva del trip-hop (SR lo dice anche in Energy flash) è un perfetto caso di gentrification, in cui il dj o il musicista (spesso bianco o comunque benestante) si riappropria, sia pure per un atto di amore, dei beat dell'hip-hop nero per utilizzarli all'interno di un contesto diverso.
Per dirla in modo brutale, è così liberatorio o rivoluzionario che un ragazzino che ha ricevuto un sampler in regalo per Natale campioni un beat suonato in carne ossa e sudore da un session man sottopagato negli anni settanta? Reynolds lavora attorno a questa domanda senza arrivare a una risposta definitiva. La questione fa problema, non porta soluzioni troppo facili. Certo è che dopo anni di retorica "liberatoria", secondo in cui il sample era la rivincita dell'underdog, il sottoproletario musicale privo di qualsiasi formazione o competenza tecnica che, grazie al piatto da dj, a un sampler o a un sintetizzatore, riesce ad appropriarsi della musica suonata da altri per usarla come elemento combinatorio all'interno della sua creazione, la questione sembra ribaltarsi. I veri "proletari" sembrano essere i musicisti che hanno suonato realmente la musica, mentre sono gli utilizzatori dei sample ad essere dalla parte del "potere" e a prelevare con un solo click il frutto del lavoro altrui. Il linguaggio che Reynolds utilizza per parlare di questo fenomeno è provocatoriamente asettico e clinico: "La «sostituzione sonora» fa pensare alla sostituzione artificiale di una parte del corpo, e in effetti la precisione e la sterilità della procedura [di sampling] ricordano la più avanzata chirurgia dei trapianti di organo, dei tessuti artificiali e delle protesi". (pag. 327).
Questa asetticità emerge bene in Safe From Harm, dei Massive Attack (certo un esempio di trip-hop di altissimo livello), in cui si usa un frammento di Stratus di Billy Cobham, spogliato dalle digressioni jazz, per farlo diventare puro concentrato ritmico. Il detournement del battito originale diventa, allo stesso tempo, un omaggio all'originale, ma anche un tradimento dell'intenzione del musicista. Ma ci potrebbero essere infiniti altri esempi, penso solo all'uso del funk rock di Release the beast dei Breakwater da parte dei Daft Punk (in Robot Rock): perde in groove e acquista potenza mutante. Che in questo modo il sample dia una nuova vita all'originale o che sia un modo per imbalsamarlo e sterilizzarlo, è una questione che rimane aperta.
Breakwater - Release the Beast
Daft Punk - Robot Rock
11/10/11
Il Synth Pop
Signor Hulot sul Synth Pop:
Tra i vari frammenti musicali ritornati - in modo ricombinato, contaminato o puro - negli ultimi tempi, c'è quella porzione di passato che corrisponde agli anni ottanta. Da feste revival in tema, in cui orde di ragazzini cantano a squarciagola le canzoni di Cindy Lauper o degli Eurythmics, a mucisiti che omaggiano in modo diretto il decennio sintetico per eccellenza, riprendendo suoni e timbri inconfondibili: basta guardarsi un po' attorno per riascoltare e rivedere cose che avremmo pensato morte e sepolte da tempo. Drum machine Roland TR-808 in gran spolvero, sparsi battiti elettronici, sequencer rudimentali, tastiere Casio comprate su eBay; e poi sneakers alte e colorate, felpe con le spalle imbottite, loghi fluorescenti, quattordicenni che non sarebbero stonate nei video di Madonna del periodo. Potremmo collegare a questo anche il ritorno del brand Fiorucci negli scaffali della grande distribuzione e l'abbondanza di colori primari spalmati sulle magliette e sui cappellini da baseball. Su un altro versante, riappaiono i ragazzini magrissimi con i jeans tipo seconda pelle, i capelli lunghi sulle spalle e le magliette dei Metallica (epoca Kill'em All) e degli Anthrax (perché gli ottanta erano anche gli anni del thrash, non dimentichiamolo).
Lo stesso Reynolds, tracciando una continuità filologica con la scena Electroclash dei nineties (ma le provocazioni concettuali e coreografiche di Fischerspooner erano altra cosa) dedica alcuni passaggi di Retromania al ritorno del pop elettronico e sintetico che, con personaggi come Human League, Yazoo, Visage, Depeche Mode e compagnia aveva fatto scoprire il cuore in fondo ai battiti elettronici nella prima metà degli anni ottanta. E il synth pop è stato soprattutto questo, la versione orecchiabile del connubio uomo-macchina di impronta kraftwerkiana, melodie orecchiabili e calori romantici che duettano con la freddezza dei suoni elettronici e con la spiccata artificiosità del look e delle situazioni. Ecco allora, tra i segnali della rinascita (anzi, dell'"infinito revival", come viene definito in Retromania), il pastiche madonniano postmoderno di Lady Gaga, le perle pop di La Roux e Little Boots (che avrebbero scalato qualsiasi classifica attorno all'84), le tessiture sintetiche sognanti e nebbiose – con ampie sfocature shoegaze - di School of the Seven Bells e M83 o, per spostarci in Francia, le scatenate performance di Yelle con il suo ciuffo asimmetrico e la commistione synth-disco. Per non parlare di muscisti come gli XX che partono dal pop sintetico per declinarlo in deliziose tinte dark quasi lynchiane. Il solito geniale Reynolds fissa in modo folgorante questa strana rinascita in poche righe di una delle sue retrologie: "2010/Ottobre, a ventisette anni dalla fine del fenomeno, Elly Jackson dei La Roux si accorge che il synthpop è «morto e sepolto. Lo adoravo ma adesso mi annoia. Non voglio più fare synth per il resto della mia cazzo di vita. Se vedo qualcos'altro a tema anni ottanta, esplodo» >>>> 2010/Ottobre: i Darkstar, nuova promessa post-dubstep, pubblicano una cover di Gold del 1982, un lato B degli Human League".
La Roux - In For The Kill
06/10/11
Zappa, postmodernismo rock
Un altro esempio di postmodernismo rock ante litteram è Frank Zappa, la cui parabola creativa rispecchiava da vicino (e a tratti sbeffeggiava) quella dei Beatles, con particolare riferimento al suo debole per la sperimentazione in studio con il tape editing. Uscito alla fine del 1968 qualche settimana dopo il «White Album», «Cruising with Ruben & The Jets» era un album-parodia del doo-wop, con Zappa e le Mothers of Invention nei panni di un immaginario gruppo vocale anni cinquanta sulla falsariga di formazioni come Little Caesar & The Romans e i Flamingos. Pur essendo un affettuoso esercizio di nostalgia dei suoni pop della sua giovinezza, «Cruising with Ruben & The Jets» era anche, per citare Zappa, la dissezione «scientifica» di uno stile d’annata tesa a scomporlo impassibilmente nei suoi «motivi stereotipati» per poi ricostruirli in «meticolosi conglomerati di cliché archetipici». L’emozione pop era esibita come insieme di tecniche standardizzate, meccanismi per manipolare i sentimenti dell’ascoltatore.
Simon Reynolds, Retromania, p. 209
04/10/11
Retromania, un tentativo di recensione
© Haroon Mirza, Evolution of a revolution (2011)
Signor Hulot ha scritto sul suo blog un "tentativo di recensione" del libro di Simon Reynolds
Retromania è un libro sul passato e il presente del pop, con una domanda sullo sfondo: cioè se un futuro per il pop sia ancora possibile. La musica pop ha fino ad ora descritto un certo rapporto con il presente e con le possibili trasformazioni affettive e psichiche di una categoria che potremmo identificare con l'adolescenza (reale e immaginaria) e con lo stato di stupore e novità che si vive quando si scopre qualcosa che parla –attraverso suoni e rumori – al nostro modo di stare al mondo. Elvis, Dylan, i Beatles, i Velvet, i Kraftwerk, il punk, il krautrock, il post-punk, la techno hanno aperto fratture nella linearità del tempo e, ogni volta – dopo di loro – le cose non sono più state le stesse: sono stati eventi che hanno impresso nuove curvature al presente. Nel momento in cui, all'apparenza, tutto è stato già detto, la storia del pop come razzo lanciato verso il futuro sembra però fermarsi e la spinta all'innovazione, la vocazione profondamente modernista del pop e del rock, potrebbero essere solo un ricordo da evocare dalle nebbie del passato.
Quella che è sembrata una grande occasione, vale a dire la possibilità di accedere in tempo reale, attraverso la rete, all'immenso archivio della musica prodotta negli scorsi decenni, sembra ora congelare il tempo del pop in una specie di eterno rimbalzo tra presente e passato. Le coordinate dell'oggi musicale sono inscritte nella rete di continui rimandi – tra citazioni, omaggi, pastiche, parodie, adorazioni, ossessioni – di epoche passate. Il musicista, sempre più consapevole della tradizione che lo ha generato, diventa un curatore, un selezionatore, un commentatore che replica, campiona e mixa pezzi di musica di un tempo trascorso. Si tratta di un atto d'amore, certo, ma un amore che può diventare cannibalico, distruggendo l'oggetto della sua passione, generando piccole paranoie e manie, portando il fan e il musicista a soffermarsi in modo quasi feticista su certi suoni, certe ere, certi ritmi, per riportarli in vita attraverso procedimenti che hanno a che fare con l'occultismo e la psicosi non meno che con la tecnologia.
Reynolds esplora questa paradossale temporalità retroattiva, la retromania che fa correre in avanti con gli occhi fissi nel retrovisore e con il rischio di andare a sbattere contro il muro della stasi e dell'immobilità (o contro lo schermo del pc, incapaci di guardare cosa succede fuori dalla finestra). Rievocando le retromanie che già hanno abitato come fantasmi il corpo del pop (dal Northern Soul alla rinascita mod, dal revival rock 'n' roll all'elettronica del dopoguerra, dal citazionismo di Stereolab e LCD Soundsystem all'elettronica fantasmatica di Boards of Canada e Broadcast, dalla fusione sampledelica di DJ Shadow alla furia arty dei Sonic Youth), Reynolds porta il lettore in un lungo viaggio su e giù per lo spazio-tempo, guidato dalla passione del fan e dal rigore dello storico sociale. E di fronte al business della memoria (gruppi che calcano i palchi come morti viventi, sontuosi cofanetti che rimpinguano le casse delle case discografiche) e a sottili operazioni retromaniache (il re-enactement come operazione estetica, i fantasmi di futuri mai realizzati della hauntology), Reynolds sembra porre una domanda radicale. È ancora possibile una musica che sia in grado di parlare all'urgenza del qui e ora o siamo ormai condannati a un turismo musicale virtuale, senza il brivido della scoperta e della novità, guidati solo dalla nostra capacità di orientarci nel grande archivio del passato?
28/09/11
Ossessione per l'antichità
Da Retromania, pag. 13:
La storia ha conosciuto altre epoche ossessionate dall’antichità – dalla venerazione rinascimentale per il classicismo romano e greco al medievalismo del movimento dark –, ma non è mai esistita una società umana così fissata con i prodotti culturali del passato immediato. Ecco cosa distingue il rétro dall’antiquariato e dalla storia: una fascinazione per le mode, le manie passeggere, i suoni e le star abbastanza vicini nel tempo da poterli ricordare. L’oggetto di questa ossessione si configura in maniera sempre più netta come la cultura pop che abbiamo già vissuto consapevolmente, al contrario di ciò che ascoltavamo acriticamente da bambini.
Questo genere di retromania è diventato una sorta di forza dominante nella nostra cultura, tanto che oggi abbiamo la sensazione di aver raggiunto un punto di svolta. La nostalgia blocca la nostra capacità culturale di guardare avanti, oppure siamo nostalgici perché la cultura ha smesso di progredire, costringendoci a concentrare l’attenzione su epoche più movimentate e dinamiche? Cosa succederà quando saremo a corto di passato? Siamo destinati a una sorta di catastrofe cultural-ecologica, una volta esaurito l’orizzonte della storia pop? E di tutte le novità degli ultimi dieci anni, quali andranno ad alimentare i capricci nostalgici di domani?
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21/09/11
Since I Left You - The Avalanches
Il picco di questa forma di «nostalgia senza nostalgia» anestetica arrivò all’inizio del nuovo millennio con la moda dei mash-up, i remix pirata che cucivano insieme due o più successi pop. Basato sulle stesse tecniche di sampling utilizzate da tutta la musica descritta in questo capitolo, il fenomeno mash-up (noto anche come «bastard pop») condivideva alcune radici con la hauntology: si pensi ai mosaici di sample realizzati negli anni novanta da Luke Vibert (alias Wagon Christ), Chemical Brothers e Bentley Rhythm Ace, dj/produttori inglesi dediti al crate digging e innamorati della production music. Virtuoso dell’alchimia sampladelica che trasformava in oro il cheese più ammuffito, Vibert preferiva campionare «i dischi di merda». E tuttavia fu superato dagli australiani Avalanches, che dopo aver rastrellato le vendite di beneficenza di Sydney per un anno costruirono il mirabile «Since I Left You» del 2001 con oltre mille sample tratti da seicento album scontati.
Simon Reynolds da Retromania.
20/09/11
Simon Reynolds a Milano
Continua il tour di Simon Reynolds!
Stasera l'autore di Retromania sarà a Milano. Alle 19.00 presentazione del libro Retromania alla Fnac di via Torino, con l’autore interviengono Carlo Antonelli e Michele Piumini. Dalle 22.00 allo Zoom bar (via panfilo castaldi 26) dj set con l’autore, Lele Sacchi, Fabio De Luca.
12/09/11
Simon Reynolds: RETROLOGIA #5
Qualche novità rétro e qualche previsione fatta da Reynolds al momento della stesura del libro sui fenomeni musicali vintage del 2011 e 2012:
«2011/Gennaio: la Rhino Records annuncia un cofanetto da sessanta dischi con ogni singola data del tour europeo dei Grateful Dead nel 1972. Poche ore dopo l’apertura della prevendita, le 7200 copie – 450 dollari l’una – sono già esaurite >>>> 2011/Febbraio: si intensifica la nostalgia rétro della metà degli anni novanta con la reunion dei Seefeel, una micro-leggenda del post-rock, che pubblicano il primo album dopo quattordici anni >>>> 2011/Marzo: il tecno-futurista Richie Hawtin, alias Plastikman, pubblica la retrospettiva in undici cd «Arkives Reference 1993-2010» >>>> 2011/Marzo: primo album dei Vaccines, neo-britpop definiti «rivoluzionari» da Clash Music per il loro amalgama di (parole della band) «rock’n’roll anni cinquanta, garage e gruppi femminili anni sessanta, punk anni settanta, hardcore americano anni ottanta, C86» >>>> 2011/Giugno: Here and Now, i promoter nostalgici degli eighties, festeggiano i dieci anni di attività organizzando un tour britannico con Boy George, Jimmy Somerville, Midge Ure, A Flock of Seagulls, Jason Donovan, Jean Baudrillard e Pepsi & Shirlie >>>> 2011/Estate: esce il biopic su Dennis Wilson in occasione del cinquantesimo anniversario dei Beach Boys >>>> 2011/Ottobre: il tour «Lost Generation All Stars» dei post-rocker del Regno Unito (Disco Inferno, Moonshake, Long Fin Killie, Crescent, Third Eye Foundation), diciassette date in Gran Bretagna >>>> 2011/Novembre: la campagna su facebook per convincere Iggy Pop a non togliersi la maglietta supera i quattro milioni di firme >>>> 2011/Dicembre: Julien Temple trasforma inaspettatamente la sua trilogia di documentari punk in una tetralogia con So What, un film sugli Anti-Nowhere League >>>> 2012/Gennaio: esce It’s Trad, Dad, il film di Shane Meadows sulla scena revival-jazz inglese degli anni cinquanta, con Julian Barratt nei panni di Ken Colyer e David Mitchell in quelli di George Melly >>>> 2012/30 Aprile: i Culture Club si riformano e celebrano con un concerto i trent’anni del primo singolo White Boy >>>> 2012/Estate: i rinati Stone Roses sono gli artisti di punta di una serata del Glastonbury Festival, con Graham Lambert degli Inspiral Carpets al posto di John Squire, che si rifiuta di partecipare >>>>»
06/09/11
Retromania: il Sommario
Per tutti i nostri lettori il sommario del nuovo libro di Simon Reynolds, Retromania. Sfogliabile online su Issuu.
05/09/11
Simon Reynolds: RETROLOGIA #4 (Breve ripresa)
I nuovi revival del 2010 (Parte quarta)
«2010/Gennaio: Esce nel Regno Unito Sex & Drugs & Rock & Roll, il biopic su Ian Dury con Andy Serkis (l’attore che ha interpretato Martin Hannett in 24 Hour Party People) nei panni del cantante dei Blockheads >>>> 2010/Febbraio: continua il mini-boom retro-pub-rock con Oil City Confidential dedicato ai Dr Feelgood, l’ultimo capitolo della trilogia di documentari punk di Julien Temple dopo The Filth And The Fury e Il futuro non è scritto – Joe Strummer >>>> 2010/Febbraio: VH1 lancia Behind the Music Remastered, una «riedizione» della fortunata serie di rockumentari Behind the Music. Le storie dei gruppi (per esempio i Metallica) sono aggiornate con interviste e filmati successivi alla prima edizione >>>> 2010/Febbraio: con il placito dell’English Heritage, Margaret Hodge, ministro della Cultura del governo laburista, assegna il secondo livello dello «statuto di protezione» ad Abbey Road, dopo le proteste pubbliche di fronte all’annunciata vendita dello studio di registrazione dei Beatles da parte della emi Records >>>> 2010/Aprile: Esce The Runaways, biopic sull’omonima band femminile proto-punk della futura star Joan Jett formata negli anni settanta dallo scaltro manager Kim Fowley >>>> 2010/Aprile: Liam Gallagher degli Oasis, fan numero 1 di John Lennon, annuncia che la sua neonata casa di produzione cinematografica In 1 Productions sta lavorando a un documentario sulla caotica storia della società beatlesiana Apple Corps >>>> 2010/Aprile: Don’t Look Back celebra il quinto anniversario con gli Stooges in «Raw Power» e i Suicide nel loro omonimo primo album. La storia degli Stooges originari si è chiusa nel 2009 con la morte del chitarrista Ron Asheton, ma Iggy Pop assicura che la nuova formazione nota come Iggy and The Stooges (alla chitarra James Williamson, tra i musicisti di «Raw Power») è ancora attiva e intende registrare altri album >>>> 2010/Aprile: il grime rapper Plan B si reinventa in chiave retro-soul winehousiana con «The Defamation of Strickland Banks». L’album ottiene tre dischi di platino nel Regno Unito >>>> 2010/Maggio: Peter Hook celebra il trentennale della morte di Ian Curtis eseguendo l’intero «Unknown Pleasures» con i Light, il suo nuovo gruppo. Altre esibizioni commemorative hanno luogo a Macclesfield e al Factory Club di Manchester, mentre il tour dei «luoghi curtisiani» a Macclesfield attira fan dei Joy Division da ogni angolo del globo >>>> 2010/Maggio: i Rolling Stones ripubblicano «Exile on Main Street» del 1972 in versione deluxe arricchita, con dieci tracce inedite e Stones in Exile, un documentario sulla realizzazione del leggendario album >>>> 2010/Maggio: l’editore statunitense Dutton annuncia la pubblicazione di una storia orale dell’Età dell’Oro di MTV (dal 1981 al 1992, anno in cui i reality si impadronirono del canale) per l’estate del 2011, trentesimo anniversario dell’emittente >>>> 2010/Maggio: apre a Macon, Georgia, l’Allman Brothers Museum, con sede a Big House, la comune dove risiedevano i musicisti e le famiglie >>>> 2010/Giugno: i Devo si riformano e pubblicano «Something for Everybody», il primo album dopo vent’anni >>>> 2010/Luglio (forse il non plus ultra degli exploit retromaniaci): Beck ri-registra l’album «EVOL» dei Sonic Youth (1986) per pubblicarlo in cassetta come parte di un cofanetto del gruppo newyorchese. Cover album + feticismo per le cassette + cofanetto = gioco e partita a Beck >>>> 2010/Agosto: Esce Banned in the UK – Sex Pistols Exiled to Oslo in 1977, un libro fotografico dedicato a un concerto della band in Norvegia >>>> 2010/Agosto: con Mick Hucknall dei Simply Red al posto di Rod Stewart e Glen Matlock dei Sex Pistols al basso, i Faces si riformano per un concerto a Vintage at Goodwood, un festival «per gente che si sente troppo vecchia a Glastonbury [...] e un omaggio al cool britannico dagli anni quaranta agli ottanta». In cartellone anche Buzzcocks e Heaven 17 >>>> 2010/Settembre: i Pavement si riformano per un concerto al Rumsey Playfield di Central Park, New York, il primo dopo oltre dieci anni >>>> 2010/Settembre: quasi trent’anni dopo aver scalato le classifiche con la cover di You Can’t Hurry Love delle Supremes, Phil Collins pubblica «Going Back», un tributo alla Motown. Collins spiega che, nel rifare diciotto classici anni sessanta con l’aiuto dei Funk Brothers (l’originaria squadra di killer Motown), il suo «intento era fare un disco “vecchio”, non un disco “nuovo”» >>>> 2010/Settembre: i leggendari agitatori post-punk del Pop Group si riuniscono per due concerti >>>> 2010/Settembre: impazza il dark revival; escono «King Night» – il primo disco della Salem, pionieristica etichetta «witch house», un ep condiviso da Zola Jesus e LA Vampires – e il primo ep dei Raime, un duo dubstep di scuola 4AD, pubblicato dalla Blackest Ever Black >>>> 2010/Settembre: il cold wave revival entra nel vivo con «The Brutal Wave» dei Frank (Just Frank), pubblicato dalla Wierd Records di New York, e un ep a doppia firma Soviet Soviet-Frank (Just Frank) uscito per la Mannequin >>>> 2010/Settembre: Esce SoulBoy, il film di Shimmy Marcus sul northern soul. L’uscita di Northern Soul di Elaine Constantine, un’altra pellicola sulla scena revivalista primi anni settanta, è prevista per il 2011 >>>> 2010/Settembre: Roger Waters lancia il tour globale di The Wall con 117 concerti in Nordamerica ed Europa e altri a seguire in tutto il mondo, sempre che il fisico regga >>>> 2010/Settembre-Ottobre: sottolineando che non si tratta di una reunion dei Crass, il cantante dei Crass Steve Ignorant lancia il tour The Last Supper: Crass Songs 1972-1982, un’appendice delle esecuzioni live di «The Feeding of the 5000» (primo lp dei Crass) allo Shepherd’s Bush Empire di Londra nel 2007. Nel frattempo, i Crass presentano «The Crassical Collection», ristampe rimasterizzate degli album del leggendario gruppo anarco-punk >>>> 2010/28 Settembre: i Buggles si riuniscono per un unico concerto >>>> 2010/Ottobre: Nowhere Boy, il biopic sull’adolescenza di John Lennon negli anni cinquanta, esce negli Stati Uniti in concomitanza con il settantesimo anniversario della nascita di Lennon >>>> 2010/Ottobre: I Cars annunciano la reunion e un nuovo album; stavolta si tratta della formazione originaria (e non dei «New Cars») compreso Ric Ocasek, che si era tirato indietro qualche anno prima >>>> 2010/Ottobre: al London Film Festival va in scena la prima di Upside Down, un documentario della Creation Records incentrato sull’amicizia tra Alan McGee, l’Arthur Negus dell’indie rock, e Bobby Gillespie, il grande bibliotecario del rock’n’roll. Presentati anche documentari su Lemmy dei Motörhead, sulla reunion dei Mott the Hoople dopo trentacinque anni e su Stephen Merritt >>>> 2010/Ottobre: viene annunciato che Sacha Baron Cohen (alias Ali G e Borat) interpreterà Freddie Mercury in un biopic sul cantante dei Queen >>>> 2010/Ottobre: Mark Ronson, il produttore retro-soul di Amy Winehouse, si converte al saccheggio degli anni ottanta con «Record Collection», un album con cameo vocali di Simon Le Bon e Boy George >>>> 2010/Ottobre: a ventisette anni dalla fine del fenomeno, Elly Jackson dei La Roux si accorge che il synthpop è «morto e sepolto. Lo adoravo ma adesso mi annoia. Non voglio più fare synth per il resto della mia cazzo di vita. Se vedo qualcos’altro a tema anni ottanta, esplodo» >>>> 2010/Ottobre: i Darkstar, nuova promessa post-dubstep, pubblicano una cover di Gold del 1982, un lato B degli Human League >>>> 2010/Ottobre: le voci di un «britpop revival» diventano sempre più insistenti con i lanciatissimi Brother, il cui «gritpop» si rifà all’era «lad band» degli Oasis >>>> 2010/Ottobre: Genesis P-Orridge lascia i riformati Throbbing Gristle appena prima di una serie di date in Polonia, Italia e Portogallo. Per evitare di deludere i fan, gli altri elementi si offrono di esibirsi come X-TG >>>> 2010/Novembre: Mumford and Sons. Nient’altro che Mumford and Sons >>>> 2010/Novembre: Bruce Springsteen porta la riedizione deluxe a inauditi livelli di follia con «The Promise», cioè «Darkness on the Edge of Town» del 1978 gonfiato in un cofanetto contenente tre cd e tre dvd con un documentario sulla registrazione dell’album, la riproduzione dei taccui-ni del Boss, alcuni filmati, il video di un concerto e out-take a non finire >>>> 2010/Dicembre: i concerti Back to the Phuture a Manchester e Londra vantano le performance di Gary Numan e John Foxx, leggende dell’elettronica >>>>»
31/08/11
Simon Reynolds: RETROLOGIA #3
Remake, reunion, ristampe e altri fenomeni «retromaniaci»: 2008-2009
«Retrologia» (parte terza)
«2008/Febbraio: Le tribute band The Clone Roses e The Smiths Indeed allestiscono un doppio concerto in realtà mai avvenuto (l’ultimo concerto inglese degli Smiths risale al 12 dicembre 1986, quando gli Stone Roses erano sconosciuti). Per restare in zona Manchester, il dj della serata era Clint Boon degli Inspiral Carpets, che il mese seguente inizieranno il loro Return of the Cow Tour >>>> 2008/Febbraio-Marzo: Duffy, aspirante novella Bettye Swann, è numero 1 nel Regno Unito per cinque settimane con Mercy, un retro-soul la cui introduzione campiona le prime battute di Stand By Me di Ben E. King. È il terzo singolo più venduto dell’anno >>>> 2008/Febbraio-Marzo: I Mission tengono quattro concerti allo Shepherd’s Bush Empire di Londra eseguendo «un intero album» a serata «più tutti i lati B dei singoli dell’epoca» >>>> 2008/Aprile: I Mudcrutch, il «gruppo perduto» ma non immaginario di Tom Petty (inizio anni settanta, prima degli Heartbreakers), si riformano, vanno in tour e registrano un album di canzoni vintage. Petty: «Avevamo lasciato della musica in sospeso ed era ora di andare a recuperarla» >>>> 2008/Maggio: I Public Enemy eseguono il loro incen-diario ed epocale album «It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back» (1988) alla Brixton Academy di Londra, all’ABC1 di Glasgow e alla Manchester Academy >>>> 2008/Maggio: Gli Sparks sbaragliano gli altri esponenti del movimento «lp classici riproposti dal vivo» suonando tutti e venti i loro album in altrettante serate alla Islington Academy di Londra. La ventunesima sera chiudono presentando il nuovo album allo Shepherd’s Bush Empire >>>> 2008/Estate: Dieci anni dopo essersi sciolti i My Bloody Valentine si riuniscono per un tour mondiale, a beneficio delle schiere di amanti di «Loveless» che non li avevano mai visti dal vivo e dei fan di vecchia data ansiosi di farsi spaccare i timpani come nel 1992 >>>> 2008/Settembre: Il rétro fine ottanta-primi novanta si insinua nella prima serata televisiva: uomo ormai di mezza età, Rufus Humphrey – il papà ex rocker di Gossip Girl – riforma i Lincoln Hawk, il suo effimero gruppo grunge-lite. «Oh mio Dio, mi hanno appena chiamato. Apriremo per i Breeders. Immagino che la reunion dei Luscious Jackson non sia andata bene» >>>> 2008/Settembre: Echo and The Bunnymen eseguono l’intero quarto album «Ocean Rain» alla Royal Albert Hall >>>> 2008/Autunno: Fashion Rocks, supplemento di Vogue edito da Condé Nast, pubblica un servizio con Dhani Harrison vestito e baffuto come il padre George intorno al 1968 insieme alla modella bionda Sasha Pivovarova nel ruolo di Patti e Boyd. I due sfoggiano un look alternativo di lusso con cappelli a tesa ampia e pellicce >>>> 2008/Dicembre: Apre a Manhattan il Rock and Roll Hall of Fame Annex, filiale newyorchese del Rock and Roll Hall of Fame and Museum di Cleveland >>>> 2009/Febbraio: In occasione del Black History Month, VH1 Classic inaugura una serie tv in quattro parti intitolata Black to the Future, un omaggio nostalgico al pop afroamericano costruito secondo il modello kitschadelico delle serie I Love the ’70s/’80s/’90s >>>> 2009/Febbraio: Inaugurazione di ArtCore – una mostra della «cultura visiva» acid house e rave – al Selfridges Ultralounge di Londra, seguita da un’asta di oggetti, tra i quali volantini di club e rave come Hacienda, Spectrum, Raindance e Tribal Gathering >>>> 2009/Febbraio: Van Morrison pubblica un album con uno dei titoli meno invitanti della storia: «Astral Weeks Live at the Hollywood Bowl», testimonianza della performance stile «Don’t Look Back» del suo classico lp del 1968 >>>> 2009/Marzo: Apre all’O 2 di Londra il British Music Experience, un modernissimo museo rock’n’pop hi-tech >>>> 2009/Aprile: Cominciano le ristampe dell’intera discografia di Nick Cave. Ciascuna delle lussuose riedizioni contiene un cd più un dvd con un documentario sull’album realizzato da Iain Forsyth e Jane Pollard, artisti della ricostruzione >>>> 2009/Aprile-Maggio: La formazione originale degli Specials (senza il leader e fondatore Jerry Dammers) si riunisce per celebrare i trent’anni del gruppo con un tour >>>> 2009/Maggio: I Breeders, che tecnicamente non si sono riformati perché – pur rimanendo a lungo inattivi – non si erano mai sciolti, curano il festival All Tomorrow’s Parties con i rinati post-punk Gang of Four, X e Wire, più luminari alt rock fine ottanta/inizio novanta quali Shellac, Throwing Muses, Teenage Fanclub, Giant Sand e Th’ Faith Healers >>>> 2009/Maggio: Salpa Great Gig in the Sea, la prima crociera per le Bahamas a tema Pink Floyd con due concerti della tribute band Think Floyd USA, compresa un’esecuzione brano per brano di «Dark Side of the Moon» >>>> 2009/Giugno: Neil Young pubblica il primo volume dell’attesissimo progetto «Archives». I dieci dischi di «Archives, Vol. 1: 1963-1972», solo il primo di quattro cofanetti, contengono musica inedita più venti ore di video, il documentario Journey Through the Past del 1974, foto, testi, lettere, cimeli, un diario e registrazioni di interviste, apparizioni radiofoniche e monologhi durante i concerti >>>> 2009/Luglio: Esce «Horehound» dei Dead Weather, un supergruppo retro-rock con Jack White dei White Stripes e Alison Mosshart dei Kills (la cui immagine/voce è un omaggio vivente a Patti Smith). Nel frattempo il chitarrista dei Kills Jamie Hince (la cui tecnica è un omaggio vivente a Wilko Johnson dei Dr Feelgood) valuta l’ipotesi di formare un gruppo con la sua ragazza Kate Moss >>>> 2009/Agosto: Quarant’anni esatti dopo l’8 agosto 1969, giorno in cui i Beatles attraversarono Abbey Road per la copertina dell’omonimo lp, Richard Porter, proprietario del Beatles Coffee Shop, organizza un attraversamento collettivo della strada beatlesiana >>>> 2009/Agosto: Il film Motel Woodstock di Ang Lee esce nel quarantesimo anniversario del festival del 1969 >>>> 2009/Settembre: Richard Hell, l’uomo al quale Malcolm McLaren rubò l’acconciatura e la maglietta strappata per il look dei Sex Pistols, pubblica «Destiny Street Repaired», una versione riregistrata di «Destiny Street», secondo album dei Voidoids >>>> 2009/Settembre: Gli attesissimi album rimasterizzati dei Beatles, più due costosi cofanetti dell’intera discografia in versione stereo e mono, schizzano in testa alle classifiche di tutto il mondo. The Beatles: Rock Band supera Guitar Hero 5 nelle vendite dei videogiochi >>>> 2009/Settembre: Disney e Apple Corps raggiungono un accordo per l’adattamento in 3D firmato da Robert Zemeckis di Yellow Submarine, il film animato dei Beatles uscito nel 1968 >>>> 2009/Ottobre: I Pixies portano in tour l’intera scaletta di «Doolittle» per celebrarne il ventesimo anniversario, e si vocifera di un nuovo album in arrivo, il sesto >>>> 2009/Novembre: I Kraftwerk pubblicano «12345678: The Catalogue», l’intera discografia (eccetto tre album sperimentali giovanili) rimasterizzata e riconfezionata >>>> 2009/Novembre: I Sonic Youth appaiono in una puntata di Gossip Girl come orchestra nuziale al matrimonio di Rufus Humphrey, dove suonano una versione acustica di Starpower del 1986 >>>> 2009/Dicembre: John Lydon (quello che «l’idea di ripetermi non mi ha mai e poi mai sfiorato») riunisce i Public Image Ltd per una serie di concerti in occasione del trentennale di «Metal Box». La formazione non è quella con cui aveva registrato l’album (Keith Levene e Jah Wobble) ma quella di fine anni ottanta. Segue un tour americano nella primavera 2010 >>>> 2009/Dicembre: I Flaming Lips pubblicano la loro versione di «Dark Side of the Moon» dei Pink Floyd.» [...]
30/08/11
Simon Reynolds - Tour in Italia
SIMON REYNOLDS
per l’uscita italiana di
RETROMANIA
Musica, cultura pop
e la nostra ossessione per il passato
Simon Reynolds, autore per Isbn di Post-Punk, Hip-hop-rock e Totally Wired, sarà in Italia per un il tour promozionale di Retromania (uscita 15 settembre).
18 SETTEMBRE - PISTOIA
Festival Arca Puccini
Festival Arca Puccini
Alle 10.30 Question Time: Nevrosi e John Vignola incontrano Simon Reynolds.
Alle 15.00 Est/Ovest: Stati dell’arte - convegno con Simon Reynolds, Zakhar Prilepin, Jaroslaw Mikolajevski, Paolo Cognetti, John Vignola. Coordina Goffredo Fofi.
19 SETTEMBRE - ROMA
Circolo degli Artisti
Circolo degli Artisti
Dalle 21.30 presentazione del libro Retromania con Alberto Piccinini, Federico Guglielmi, Barbara Tomasino, Emiliano Colasanti, Luca Collepiccolo.
Dj set e Videoproiezioni: Lo-fi for the Eyes a cura di Valerio Mattioli e Lorenzo Gigotti
20 SETTEMBRE - MILANO
Fnac - Atomic bar
Fnac - Atomic bar
Alle 19.00 presentazione del libro Retromania alla Fnac di via Torino, con l’autore interviene Carlo Antonelli.
Dalle 22.00 all’Atomic bar (via Panfilo Castaldi) dj set con l’autore.
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